La Vita e il Futuro

Kundera scriveva: “la luce rossastra del tramonto illumina ogni cosa con il fascino della nostalgia: anche la ghigliottina.”

Mi piace guardare indietro, mi piace a volte la malinconia di giorni che riaffiorano alla mente come fossero un sogno, esclusivamente per il fatto di essere passati e non poter tornare mai più. Ed è proprio così, è inspiegabile quella sensazione che provo quando ripenso al diffuso dolore, a quelle molto più rare gioie passate. Ogni cosa acquista come di poesia, forse perché in un certo senso è diventata una parte di noi, ha creato sfaccettature del nostro carattere senza che ce ne siamo potuti accorgere, così, senza coscienza. Ciò che è stato si è integrato, subdolo, spontaneamente, nella persona che sono diventata. Non si può opporre resistenza ad un processo inconscio.

Il passato è passato, il futuro è sconosciuto, e anche questo significa fascino. L’incerto equivale ad ansia, all’angoscia delle possibilità di Kierkegaard, la scelta si configura come una terribile incombenza, portatrice di nefasti eventi. Ma per altri il futuro si configura come perfetta evoluzione del passato, l’opportunità di plasmare la realtà a nostro piacimento. Io amo il passato quanto lo odio, e lo stesso vale per il futuro. Esso è paura, e allo stesso modo è la mia unica spinta a vivere.

La domanda esistenziale che chiunque, in ogni tempo e luogo si è posto e si pone, è:” qual è il senso della vita?” Io ho due risposte. La prima è il futuro, la soddisfazione che viene dall’essenza stessa della dinamica, e quella del muoversi a velocità più o meno costante verso un qualcosa, indefinito o non che sia.