Presentazioni: la matrigna, ovvero la donna di mio padre.

Io sono dell’idea che al mondo esistano vari tipi di persone, tra cui anche quelle dotate di pochissime qualità, ed esse debbano essere rispettate esattamente come rispettiamo le altre. Il problema in questo caso è che non credo di aver mai incontrato qualcuno che racchiuda in sè un numero così spropositato di caratteristiche che io ritengo infime e miserabili come la donna di mio padre. Immagino che la psicologia analitica avrebbe banalmente sentenziato che il mio disprezzo è pura e semplice gelosia,  ma amo vantarmi della mia ben nota capacità di analisi oggettiva e fredda,  a cui sono arrivata in seguito all’accettazione della figura paterna nel suo complesso, con pregi, pochi, e soprattutto difetti.

Tornando a lei, dovete immaginare la ragazza di 24 anni che punta il ricco uomo di 33 anni più vecchio di lei che l’ha assunta come segretaria. E’ incurante del fatto che egli è sposato, ha due figlie di cui una ha la sua stessa età e sta morendo di una malattia atroce, e l’altra ha 14 anni. Inoltre egli possiede un’amante da cui ha da poco avuto un figlio, causa della separazione dalla moglie. Non proprio una situazione in cui intromettersi direi.

Ma lei non si è lasciata scoraggiare, e arrivata dalla campagna ciociara nella grande città armata di tanta pazienza, ha cominciato a perseguire il suo obiettivo. Ciò accadeva 10 anni fa.

Da qui possiamo trarre la prima delle sue caratteristiche, è senza pudore, non sa cosa sia il rispetto. La seconda è che è una contadina, una di quelle che credono di potersi elevare socialmente sfoggiando scarpe, cinta, borsa e foulard in coordinato di Gucci, se va bene, di Alviero Martini quando non c’è fine al peggio.

E’ brutta, al contrario di come si potrebbe pensare, nel senso che se ti devi prendere una più giovane che punta al tuo denaro, quanto meno solitamente è un pezzo di fica.

Ha fatto ragioneria, una laurea non la potrebbe neanche sognare, probabilmente è meno dotata di intelligenza rispetto ad altri, ma la sua colpa sta nel non aver mai avuto un interesse, un’aspirazione alla conoscenza, all’arte, o anche solo all’attualità o alla politica. E’ una che va in libreria, compra 4 libri di una tale Federica Bosco, con titoli quali “SOS amore” o “L’amore mi perseguita” e poi restano illibati, mai cominciati, sulla mensola del salotto. Non riesce a fare un discorso sensato, che poggi sulla base di qualche connessione logica, anche semplice.

Non ha amici, e peggio ancora non ha amiche, non è riuscita a farsene a Roma, e non ne ha al suo paese di nascita. In 10 anni abbiamo conosciuto solo sua cugina, nota zoccola, che però avendo la fortuna di essere molto sveglia, è emigrata in Lussemburgo, ha imparato 3 lingue e lavora in una banca di investimenti.

Il meglio però è arrivato con la gravidanza e la successiva nascita di mio fratello più piccolo. Era incinta di 6 mesi e aveva già comprato vestitini di ogni possibile fattura, scarpette, asciugamanetti su cui aveva fatto ricamare le iniziali del nascituro, ciucci, biberon, carrozzine e culle. Poi è nato, e da quel momento la sua personalità che già aveva ben poco per cui farsi notare, è stata assorbita totalmente da questo bambino. Significa che non se ne separa un secondo, non esiste senza di lui, è morbosa, ansiosa, appena qualcuno glielo prende, fa finta che la cosa non la infastidisca, ma ne è turbata, è gelosa.

In casa c’è ogni cosa possibile e immaginabile collegata alla vita di questo principino de’noantri, viziato già da subito oltre ogni limite. Se apri la dispensa della cucina potrai trovare: omogeneizzati di frutta, 10 gusti; omogeneizzati di carne, 5 gusti; brodo di verdure; brodo di carne; pappetta di riso; pappetta di tapioca; pappetta di mais; pastina,6 varianti; biscotti Plasmon; biscotti Hipp; latte artificiale per i 5,6,7,8, mesi, tutti con una formulazione diversa; ciucci; camomilla solubile; finocchio solubile, e molti altri articoli di cui non conoscevo l’esistenza.

Il principino è sempre in braccio, e se lo lasci, piange, e pure forte. Lei vive in casa 24hr su 24, senza contatti con l’esterno, senza contatti con persone che non siano sua madre che la chiama, o i filippini che le servono il pranzo, guarda la televisione sul canale dei piccoli, o lo intrattiene. Canta musichette per bambini, gli prepara la pappa, lo cambia, lo lava, lo mette nel box, lo mette per terra, gli fa la voce da ritardata , e appena qualcuno entra in casa, sarà accolto da urletti standard tipo: “ Guarda amoreeeeeeee, guarda chi è arrivato stellina di mammaaaaaaa, fai ciaoooooooooo”

Molto spesso credo che mio fratello abbia il cervello già più sviluppato del suo.

Vi evito la descrizione dell’armadio del piccolo, che lei con la sua incapacità educativa ha già reso fastidioso e prepotente.

In tutto questo ci sono io, relegata al primo piano di questa enorme casa, in cui vivo un’esistenza alternativa, immaginando di essere altrove e tentando di isolarmi da una realtà grottesca e insostenibile. Persino i filippini si prendono gioco di lei, e la deridono insieme a me.

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Presentazioni: il primo fratello minore

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La Perdigiorno ha una famiglia che sembra quella di una sit-com.

E’ circondata da personaggi particolari, ognuno ha la sua, sembra uscito da un fumetto, e si esprime primariamente attraverso annessi suoni onomatopeici tipo “smab, badabum, pem”. Ogni giorno ne succede una, episodi tragicomici che danno sapore all’esistenza, che sarebbero accompagnati nel telefilm di cui sopra, con le classiche risatine finte nel momento clou.

Oggi parliamo del fratellastro di mezzo, il secondo per capirci, lei è la più grande. Suo fratello ha 13 anni, ma è più alto di lei. Pesa 87 kg, cioè è un bove, non un ragazzino. Hanno lo stesso padre, mentre sua madre è una “signora” straniera, la quale, forte della sua cultura e delle sue due lauree, è arrivata in Italia a tentare di sbarcare il lunario nell’unico modo in cui una donna della sua levatura avrebbe potuto: cercando un uomo da cui farsi mantenere negli agi in cambio di rapporti sessuali. Per capirci, una stronza. La perdigiorno non la può vedere, in effetti non si vedono mai, e se proprio capita ci si limita ad un glaciale saluto accompagnato da un fittizio sorriso.

Il fratello è fastidioso. E’ viziato, impiccione, esagitato, egocentrico, permaloso, e pure bugiardo. Sta sempre in mezzo, si fa sempre gli affari che non lo riguardano, quello che gli dici lo sanno tutti nell’arco di un quarto d’ora, se stai parlando con qualcuno di una cosa seria, spunterà da dietro, d’improvviso, senza che tu te ne accorga, e subito ti chiederà: “Cosa??” Se stai uscendo poi, non c’è scampo: “Dove vai? Con chi? A che ora torni? Mi porti?” E’ un disadattato e ha amichetti disadattati quanto lui, con cui passa su Facebook, Twitter e su App varie scaricate per il suo Iphone, Ipad, Mac e Kindle, buona parte del suo tempo. Ha una fidanzatina che lo ossessiona, lo chiama da altri numeri che lui presumibilmente non dovrebbe conoscere, per fare in modo che risponda, ma lui le attacca il telefono in faccia.

Si comporta come un adulto, ogni volta che parla di denaro, perché come un adulto è stato trattato in questo senso. Di ogni oggettino presente in casa, o fuori, prevalentemente nei negozi di elettronica, conosce il prezzo in euro, compresi i centesimi. Lo sport preferito è chiedere: roba, soldi, fili elettrici per costruire strani circuiti tra amplificatori, stereo e casse varie, altra roba, altra roba ancora. Qualsiasi cosa esista, se non vi serve ed è estremamente superflua, lui probabilmente la possiede, o si sta prodigando per possederla. Non sa fare i più semplici calcoli matematici, legge a malapena, ma in compenso guida ogni mezzo di trasporto: bicicletta, triciclo, quad, gommone, pattino, moto, macchina.

Capisce sempre tutto lui, sempre meglio di voi, non vi azzardate a replicare. E’ sveglio, è fuor di dubbio. Forse è un genio, perché solo i geni sono così fuori dalla regola della normalità. E forse in fondo, ha solo bisogno di tanti, tanti baci, perché nella sua vita si è sentito rifiutato talmente tante volte, che forse tutta questa continua richiesta di attenzioni, gliela possiamo anche perdonare.