La direzione

Come si fa a perdere il giorno? Sembra complicato, eppure lo è meno di quanto appaia.

Si perde nel momento in cui tutto ciò che fai sembra accatastarsi, una successione casuale di cose fatte, vissute, lette, create, pensate, imparate, senza che tu te ne renda davvero conto, o riesca a realizzarne la consistenza. Così il giorno si perde, passa, e il tempo diventa un concetto evanescente, plasmato dalla tua mente senza seguirne l’oggettività. Le quattro, le cinque, notte, giorno, non cambia nulla, è indifferente, poiché vivi, senza neanche considerarlo. Non c’è un’ora per scrivere, come non c’è quella per mangiare, pensare o fare qualunque osa.

Il giorno si perde quando sei senza direzione, come me, in questo periodo della mia vita, in cui vivo semplicemente andando avanti, senza curarmi di niente, e semplicemente faccio, vivo, leggo, creo, penso, imparo, senza renderme concretamente conto. Faccio ciò che mi piace, per sfuggire all’ansia di un sistema di vita che ho mantenuto per 25 anni, che però ora, non è più sostenibile.

Ho sempre agito in funzione del raggiungimento di un obiettivo, che fosse uno qualunque, un concetto ideale che ispirasse il mio agire verso l’ottenere un qualcosa. Studiare per passare l’esame, per poterne fare poi un altro, per potermi laureare, per poter lavorare, per poter essere indipendente, per potermi sentire in pace con me stessa, per aver ottemperato al mio dovere. Sono arrivata poi ad un punto in cui mi sono persa, e fare queste cose, ha smesso di essere importante, perché ho smesso di avere un motivo. Perché vivere? Perché studiare? Perché vedere le persone? Perché andare in palestra? E per quanto mi sforzassi non sono riuscita a trovare un motivo, e sono cominciati gli attacchi di panico. La paura della vita, lo smarrimento di una situazione in cui nulla era più definito, non ho più riferimenti, tutta la mia struttura, i miei motivi, sono crollati, così, in un attimo.

E da qui riparto, dallo smettere di cercare un senso a tutto ciò che faccio, e fare, per il semplice piacere di fare, anche senza un obiettivo, un progetto, un programma. Riparto dal cercare il piacere in ogni cosa, in ogni ambito della mia esistenza, fare le cose per la soddisfazione, momentanea, che duri 5 secondi o 5 ore, che farle mi porta. Svegliarmi la mattina e con calma domandarmi cosa mi renderà felice, senza essere schiava dei miei doveri, dei miei orari, delle giornate perfettamente organizzate, dettagliatamente scandite per l’ottimizzazione del tempo a disposizione. Ritrovare il mio spazio, ascoltare le mie necessità, le mie sensazioni, ciò che realmente desidero. Ed è più complicato di quanto possa sembrare, per una persona che è vissuta solo in funzione del raggiungimento di un ideale.

Così mi alzo, mi sforzo, e cerco di ricordarmi che le cose belle, la chiarezza, prima o poi, arrivano.

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